
Quando i fili si intersecano, si attraversano, si annodano l’uno all’altro…nasce un intreccio!
Dai fili e dalle mani si crea un manufatto: una rete che sostiene, un tessuto che copre, una cesta che contiene ed abbraccia, un merletto che espande bellezza ed incanto.
Metessi, l’arte dell’intreccio in mostra mette in connessione i materiali, il territorio che li ha prodotti e che ha ospitato gli uomini e le donne che li hanno plasmati e modificati: un dialogo ancestrale che ha prodotto saperi e oggetti unici.
Giunco, tessitura, tombolo, macramè, sono gli ambiti che la mostra vuole esplorare guardando al passato ma con lo sguardo al tempo presente e futuro.
In particolare, per la mostra saranno esposti per la prima volta i merletti al tombolo di Francesco Cazzato, giovane virtuoso dei fuselli: dalla sua sconfinata creatività e dalla padronanza tecnica nascono dei capolavori dai soggetti unici e sorprendenti, lungo un percorso che racconta il muovere i primi passi fino ad una certa autonomia nella scelta e nella realizzazione dei lavori.
Per il giunco sono presenti delle sporte e dei cestini della tradizione e alcuni di recente manifattura di Ambrogio Rosafio, di Acquarica.
Le sorelle Maria Luisa e Beatrice Cassiano sono le autrici di merletti a chiaccherino e a macramè: di quest’ultima arte Giulia De Carlo ha sperimentato soluzioni decor più attuali e innovative, anch’esse in mostra come arazzi e borse.
L’arte della tessitura è raccontata nel suo “dipanarsi” nel tempo: partendo dalla ricostruzione di un telaio verticale a pesi di epoca messapica, sono esposti alcuni telai salentini di periodi e stili differenti, complementi d’arredo e campionari di tessuto di differenti tecniche e funzioni.
In esposizione ci sarà l’abito- creato dal tessuto realizzato al telaio da Melissa Clelia Calo‘- e disegnato e confezionato da Emanuela Tundo e Chiara Piri di Metis.è .
Gli utensili e i manufatti – “dialogano” con le fotografie di Michele Rizzo, che riporta nel presente visioni e gesti di un passato (apparentemente) dimenticato, e hanno ispirato delle figure (mitiche, reali, ricostruite nel ricordo o nella fantasia) protagoniste dei racconti poetici di Stefania Borrello.
Una delle sale è adibita a sala proiezioni: qui sarà possibile vedere la videoitnervista fatta ad Antonietta Imperato– una delle ultimi tessitrici del Capo di Leuca e il documentario Samenti – Fatica e fatiche di ieri di Emanuele Levantaci. Si tratta di cinque storie, sette voci, un racconto che vuol restituire uno sguardo autentico sulla vita e i mestieri della Morciano di un tempo
La mostra è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 19 alle 22 a Palazzo Strafella, via Roma 6, Morciano di Leuca.
